Bibbia di DW: gli Oscinidi

Tra gli aviani, il gruppo degli oscinidi è il più variegato. Questi aviani traggono origine dagli uccelli di tipo passeriforme.

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Bibbia di DW: i Duckling

DucklingGli aviani anseriformi, o duckling, derivano dagli uccelli acquatici. Questi aviani si sono trovati involontariamente a dare il nome all’intera categoria degli uomini-uccello, anche se si tratta di un’interpretazione scorretta perché il termine “duckling” designa unicamente il loro gruppo.

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Bibbia di DW: gli Aviani

“Tra le molte razze antropomorfe create durante le Guerre Divine, gli aviani hanno trovato la più vasta affermazione e diffusione nel continente euriano.”

Nuova guida agli Aviani, una delle razze principali di Corown. In arrivo nei prossimi giorni le schede delle principali sottorazze!

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8 consigli per creare personaggi memorabili

Giorni fa un lettore mi ha scritto chiedendomi alcuni consigli su come creare dei personaggi interessanti, perciò ho deciso di realizzare questa breve guida sperando che sia utile a quanti si pongono le stesse domande!

La regola numero zero

I personaggi sono i vostri attori

Prima di tutto, ricordate che i personaggi sono gli attori della vostra storia. Perciò fate sì che siano degli ottimi attori, perché nessuno vuole vedere un brutto film. I lettori si sono presi la briga di aprire il vostro manoscritto, e ciò che ora istintivamente cercano sono proprio loro, i personaggi. Si domandano: “Chi sono? Cosa vogliono? Che faranno per risolvere i loro problemi?”. Vogliono morbosamente amarli, odiarli e impicciarsi di ogni aspetto della loro vita.

Dategli modo di farlo. I personaggi di un qualsiasi racconto devono suscitare delle emozioni, non importa quali: un antagonista cinico e vile può fare colpo quanto un protagonista nobile e simpatico. L’importante non è quale ruolo gli avete assegnato, ma quanto bene glielo fate interpretare. Il protagonista deve suscitare un senso di simpatia e affinità. Un cattivo dovrebbe suscitare riprovazione ma essere comunque dotato di motivazioni credibili e di un suo fascino. I personaggi di contorno, a loro volta, devono possedere una loro personalità e svolgere un ruolo importante nell’economia della storia. Se nell’insieme delle loro caratteristiche i personaggi riescono a creare un feeling col lettore siete già a metà del lavoro; perfino un libro dalla trama mediocre può essere salvato da personaggi interessanti!

Vediamo, ora, in che modo creare questa affinità per rendere i nostri personaggi vivi e interessanti anche per gli altri, cioè come caratterizzarli.

1. Descrivere

Anche se lo metto come primo punto, in realtà descrivere un personaggio non è sempre un passo necessario. La letteratura è piena di personaggi non descritti che sono comunque memorabili; l’importante è far risaltare le loro caratteristiche interiori. Ma assumendo che come scrittori prendiate in considerazione l’aspetto fisico dei vostri personaggi o che questo rivesta una qualche importanza nel caratterizzarli, non ha senso scegliere l’anonimato: il lettore potrà immaginare meglio il personaggio se il suo aspetto viene descritto!

Questa descrizione non deve per forza arrivare puntuale nel momento in cui il personaggio viene presentato, può anche essere fornita gradualmente, ma è bene che entro poche pagine dalla sua introduzione siano date al lettore le informazioni necessarie affinché possa crearsene una raffigurazione mentale. Ricordate che un personaggio non è un manichino e avrà sicuramente qualche caratteristica particolare che potete usare per definirlo. Tali caratteristiche possono includere i lineamenti, il fisico, i vestiti, ma anche l’atteggiamento, i gesti, l’odore o perfino l’ambiente che lo circonda. Se voglio descrivere un fabbro muscoloso e con le mani annerite, sarà utile aggiungere una descrizione della sua fucina affollata di ferro battuto, pregna di odore di carbone e olio. Questi elementi aggiungono profondità al personaggio del fabbro e contribuiscono a caratterizzarlo nell’ambiente che gli è proprio, cioè l’ambiente diventa parte integrante del personaggio stesso.

Niente da dichiarare?

Non è necessario che la descrizione assomigli alla lettura di una carta d’identità; anzi, meglio evitarlo! A volte pochi elementi salienti, o addirittura un singolo memorabile dettaglio, possono bastare per imprimere a fuoco quel personaggio nella mente del lettore. L’importante è esprimere, anche con poche pennellate sapienti, l’essenza di quel personaggio, comunicare la sensazione che trasmette la sua presenza. Un personaggio potrebbe anche essere descritto attraverso un odore, o un suono. Marylin Monroe potrebbe essere un aroma di Chanel numero 5, mentre un serial killer potrebbe diventare una gamba di ferro che cigola lungo il corridoio. E se vi chiedessi di descrivere al volo la Piccola Fiammiferaia? Di sicuro l’unica cosa che vi verrebbe in mente su due piedi sarebbero i suoi fiammiferi.

Meglio ancora se la descrizione è presentata in modo interessante. Ad esempio, dire che Hagrid di Harry Potter è altissimo e ha la barba è corretto, ma insipido; parlare di un colosso con piccoli occhi gentili sprofondati in una zazzera nera, è tutta un’altra rima.

Tu, burbero maschione!

2. Mostrare il comportamento

Non dite in faccia al lettore com’è il carattere del personaggio. Non c’è niente, niente di meno interessante che sentirsi riferire che Tizio è generoso e sincero, o che Caio è rozzo e violento, o che Sempronio è un laido approfittatore bugiardo. E’ fondamentale che i personaggi raccontino se stessi all’interno della storia attraverso le proprie azioni.

Un personaggio, come una persona vera, rivela il suo modo di essere attraverso ciò che fa. Nella vita reale le persone non girano con un cartello attaccato al collo che dice “sono così”. Non c’è approccio più sbagliato per uno scrittore che presentare un personaggio e imboccare subito al lettore qual è il suo carattere!

Piuttosto, ponetevi delle domande su come reagirebbe il personaggio di fronte alle situazioni. Se viene messo di fronte a una difficoltà, la affronterà? Scapperà? Cercherà di trarne vantaggio? Reagirà in modo del tutto imprevedibile?

Io scapperei. Lui, mi sa di no.

Queste reazioni parleranno del suo carattere senza bisogno che lo facciate voi. Il lettore a quel punto ricostruirà da solo il suo identikit grazie a un processo deduttivo, come un investigatore che cerca di capire il carattere del suo sospettato. Se pensate che il lettore vada imboccato come un poppante perché non ha voglia di sforzarsi, lasciate che ve lo dica chiaramente: state commettendo un errore madornale. La fantomatica pigrizia del lettore svanisce quando l’autore sa stimolare la sua immaginazione. Il lettore non desidera altro, e trarrà grande piacere dallo sbirciare nella psiche dei personaggi, perché tutti noi proviamo un bisogno istintivo di scoprire ciò che non sappiamo. Se farete davvero bene il vostro lavoro, il lettore arriverà a capire il modo di ragionare dei vostri personaggi al punto che si aspetterà le loro reazioni, le anticiperà, e quando vedrà che aveva ragione si sentirà premiato per lo sforzo che ha fatto. Sentirà di conoscere i personaggi al punto che diventeranno suoi amici.

Ricordate che il lettore difficilmente sbaglia in questo processo. La sua mente lavora sulle informazioni che voi gli date. Se gli date le informazioni giuste saprà dedurre perfettamente se il personaggio è gentile o crudele o vigliacco o ingenuo. Se invece siete voi a sbagliare, voi a caratterizzare il personaggio in un modo e poi a tradire quella caratterizzazione facendo fare o dire al personaggio qualcosa che non è da lui, otterrete solo di confondere il lettore, che si sentirà ingannato e arriverà a capire che siete voi a essere incerti riguardo al suo carattere. Perciò, come spiegherò meglio più avanti, ponete molta attenzione alla coerenza dei vostri personaggi.

3. Voce propria

Immaginate di chiudere in una stanza completamente buia una bimbetta di sei anni, un mafioso violento, un’autorità religiosa e un vecchio lupo di mare. Indipendentemente dal fatto che non vedete l’aspetto di questi personaggi, ognuno di essi sarà perfettamente riconoscibile dal modo in cui si esprime.

Ognuno di noi parla con la propria voce. Questo modo di esprimerci ci definisce agli occhi degli altri e rivela chi siamo. Parlando con qualcuno si possono capire moltissime cose su di lui: la provenienza, il livello di istruzione, le sue idee, il suo carattere. Le sottili inflessioni della voce e del linguaggio del corpo rivelano altre informazioni. Tutti noi interpretiamo questo linguaggio in modo automatico per capire chi abbiamo davanti; uno scrittore deve arrivare a farlo proprio per caratterizzare efficacemente i propri personaggi.

In un romanzo, lo strumento a disposizione del narratore per dare queste informazioni è il dialogoI personaggi devono parlare con voci proprie. Un camionista non potrà esprimersi come una suora o un professore della Bocconi. Se facessimo parlare tra loro questi personaggi per appena qualche riga senza dire chi sono, non avremmo difficoltà a distinguerli.

Nei dialoghi i personaggi mostrano il proprio modo di essere.

Questa nozione può sembrare cosa ovvia, eppure capita spesso di leggere testi di esordienti o addirittura di autori pubblicati in cui si evidenzia proprio una mancanza di personaggi con voci proprie. I personaggi “generici”, cioè le comparse, sono quelli che soffrono più spesso di questo problema; del resto perché sprecarsi a caratterizzare un personaggio che magari appare solo per un paio di pagine? E’ un modo di ragionare sbagliatissimo, perché appiattisce il mondo che gira intorno ai protagonisti, gli fa perdere credibilità. Perfino l’impiegatuccio spocchioso allo sportello di un ufficio che gode a rovinare la giornata del protagonista con la burocrazia può risultare un personaggio incredibile se le sue due battute sono ben scelte.

Lo strumento della voce propria diventa un’arma potente a vostra disposizione specialmente quando vi trovate a dover caratterizzare personaggi che possono apparire simili tra loro, cioè personaggi dove le differenze non sono scontate come negli esempi di cui sopra.

Il poliziotto buono e il poliziotto cattivo.

Prendiamo la classica situazione del poliziotto buono e del poliziotto cattivo. Come si fa a capire chi interpreta ciascun ruolo? Non ce l’hanno mica scritto in fronte. Però attraverso il dialogo si può comunicare facilmente questa informazione, basta che uno dei due sia duro e inquisitorio, mentre l’altro si mostri comprensivo e cerchi di offrire delle scappatoie al sospettato. Oppure, immaginiamo tre preti che parlano tra loro degli episodi di pedofilia nella chiesa: tre personaggi che sembrano simili, eppure uno potrebbe mostrarsi intransigente perché crede nella giustizia, un altro magari sarà scettico, mentre il terzo potrebbe insistere sul perdono, salvo poi scoprire che ha la coscienza sporca a sua volta e il suo essere conciliante era solo un modo per lenire il proprio senso di colpa (meno scontato sarebbe scoprire però che il colpevole era uno degli altri due, magari proprio quello intransigente). A questo punto il lettore capirà anche un’altra cosa, ovvero che uno di questi personaggi è un ipocrita, e glielo avremo detto grazie a una rivelazione che contraddice intenzionalmente il dialogo stesso. In altre parole, il dialogo qui ha spaccato in due la mela, ha caratterizzato un personaggio come profondamente ipocrita mille volte meglio di quanto avremmo potuto fare noi riferendo questa informazione, perché semplicemente il personaggio ha smascherato se stesso.

4. Recitazione

Il dialogo è in realtà solo un aspetto di un elemento più ampio che alcuni autori tralasciano, cioè l’insieme di atteggiamenti che formano il linguaggio del corpo del personaggio, in altre parole la sua recitazione.

Non sottovalutate l’importanza di far recitare i vostri personaggi.

Il concetto di “recitazione” in un libro sembra un po’ alieno, come si fa a far “recitare” dei personaggi che non vediamo? Eppure non è affatto così, è solo che questo concetto è meglio compreso e applicato da chi proviene da una formazione più vicina alle arti visive che a quelle letterarie. Per meglio dire, ho notato che gli autori che hanno un gusto molto letterario più spesso tralasciano l’elemento recitativo nel loro modo di scrivere, mentre gli autori che vengono dalle arti visive tendono maggiormente a enfatizzarlo.

Voglio dirlo senza mezzi termini, secondo me questo è un vantaggio. Oggi le arti visive fanno parte del nostro linguaggio quotidiano molto di più di una volta. Non solo la pittura o le arti grafiche, ma il cinema, la televisione, il fumetto ci hanno abituato a una gran quantità di stimoli visivi che hanno reso sorpassati gli stili di scrittura più classici, di cui è figlia la narrazione raccontata. La narrazione mostrata prevede invece che la “telecamera” sia nella scena che viviamo e questo significa che i personaggi non possono evitare di recitare.

“Recitare” significa mostrare in che modo si esprime la presenza fisica dei personaggi nella narrazione e durante i dialoghi. Particolarmente nei dialoghi. Un personaggio che dialoga, infatti, non starà impalato a leggere le battute che gli vengono date dallo scrittore; si muoverà, si gratterà il mento, accenderà una sigaretta, cambierà la marcia dell’auto. Anche attraverso questi gesti si può comunicare con il lettore fornendogli moltissime informazioni sul carattere del personaggio. Un personaggio goloso e maleducato parlerà a bocca piena sputacchiando pezzi del suo panino, mentre uno sobrio non si sognerà nemmeno di rispondere a una domanda senza prima essersi pulito la bocca col tovagliolo.

Vittorio Giardino – Cairo

Osservate la sottile ma decisa recitazione dei personaggi in questa illustrazione di Vittorio Giardino. Lui comunica curiosità, lei una riservata sensualità. Vi sembra quasi di vedere lui che sta per girarsi e chiederle qualcosa. Ora, immaginate di dover descrivere in un libro la stessa scena. Non potreste limitarvi a dire che lui si gira e la guarda; perché ciò sia importante, dovreste soffermarvi sul gesto della donna, che attira l’attenzione aggiustandosi il cappello, e sugli sguardi che si incrociano per un attimo. Un fotogramma ben recitato può bastare per inventare una storia.

C’è un’espressione particolarmente odiata da scrittori e lettori che spesso viene castigata nelle recensioni e che occorre sempre durante i dialoghi scritti dagli autori meno esperti: “Fece una pausa”. Chi parla, non “fa una pausa”. Si schiarisce la voce, guarda fuori dalla finestra, si inumidisce le labbra. La “pausa” è il modo, forzato, con cui lo scrittore dice in faccia al lettore che il suo personaggio sta interrompendosi per un attimo senza disturbarsi a inventare qualcosa. E’ un uscire dalla narrazione per scrivere una riga di sceneggiatura: “Qui fa una pausa, non so cosa stia facendo, caro lettore, inventalo tu”. Fate attenzione a scivoloni del genere e non trascurate le pause; anch’esse possono dire molto se ben sfruttate, ad esempio se lei sospira e si morde le labbra prima di chiedere a lui di uscire, ecco che avete usato un tempo morto per mostrare un’insicurezza, cioè avete rivelato qualcosa del personaggio senza bisogno di dirlo.

Meglio evitarlo in un testo.

Non dimenticate, se necessario, di sottolineare gesti involontari, tic, abitudini, modi di dire propri del personaggio. Questi elementi contribuiranno a renderlo unico. Il celebre “Giuda Ballerino” di Dylan Dog è un marchio di fabbrica, solo lui può dirlo e quando uno lo sente pensa subito a quell’icona. Anche i segni particolari sono fondamentali: la linea della vita incisa con un rasoio sulla mano di Corto Maltese da lui stesso, o la cicatrice a forma di fulmine di Harry Potter, sono segni distintivi che rendono unici quei personaggi.

5. Dare motivazioni

Quanto detto finora serve a poco se il personaggio non ha motivazioni credibili che lo spingono. Ricordate che la motivazione produce l’azione. Senza motivazioni i personaggi non hanno stimoli ad agire e la storia non avanza. Il povero Frodo Baggins si sarebbe risparmiato volentieri di scarpinare fino al Monte Fato per distruggere l’anello di Sauron se da questo non fosse dipeso il fato di tutta la Terra di Mezzo!

Spinarelli! E ora?

La motivazione è un altro elemento fondamentale che, nonostante la sua assoluta necessità, a volte viene trascurato. Quando guardate un film o leggete un libro e vi chiedete “che diavolo sta succedendo?” o “perché fanno questo?”, è perché le motivazioni che spingono storia e personaggi non risultano chiare, e anche senza aver riesaminato a mente fredda la trama, percepite questa lacuna a livello inconscio. Occorrono motivazioni potenti per smuovere le persone. Tale motivazione non deve essere necessariamente uno scopo universale, elevato o nobile come salvare il mondo ma semplicemente qualcosa che sta a cuore al personaggio. Una bambina che decide di sostenere una prova di coraggio come dare un bacio a un ranocchio per entrare in un gruppo di amici maschi è già un’azione che deriva da una motivazione potente: la bambina vuole sentirsi accettata ed è disposta a rischiare. Meglio ancora se i rospi le fanno orrore, perché il rischio diventa più vero, per superare la prova deve essere disposta a varcare la sua zona di pericolo interiore. Di fronte a scelte simili capiamo quanto sono forti le motivazioni dei personaggi; sono i momenti in cui capiamo chi siamo veramente.

Non importa quanto la vicenda possa essere umile. Il Segreto del Nimh, un classico di animazione del 1982, parla semplicemente di una famiglia di topolini che vogliono sfuggire al trattore di un contadino che lavora il suo campo, eppure grazie a questo presupposto apparentemente banale ci viene narrata la toccante storia di una madre coraggiosa che lotta contro avversità inimmaginabili per salvare il figlio malato; nulla conta che i protagonisti siano solo topolini di campagna, perché la storia riesce a trasmettere un valore universale, l’amore di una madre per suo figlio che la rende disposta a tutto.

La signora Brisby: più agile di Lara Croft, più impavida della tizia di Silent Hill che cerca la figlia.

Le motivazioni che spingono un personaggio possono non essere subito evidenti. La scelta di mantenere il mistero su di esse può risultare altrettanto interessante. Disseminare il racconto di indizi, per far sì che il lettore le intuisca, e poi rivelarle al momento opportuno può diventare la chiave di volta di un racconto appassionante. Viceversa, una motivazione chiara fin dall’inizio può essere la spinta ad iniziare un viaggio, reale o figurato, e diventare essa stessa la premessa di una storia. Peter che vuole liberarsi della Spada dai Sette Occhi e tornare sulla Terra per riabbracciare sua nipote Amanda è una motivazione potente che da’ il via all’intera saga di Darkwing. 😉

6. Stabilire il conflitto di base

Tutti vogliamo qualcosa. Ma non sempre possiamo averlo. La nostra volontà può cozzare con la realtà dei fatti, con degli eventi imprevisti, o con altre volontà che vogliono cose diverse. Essere innamorati una persona legata a qualcuno che ci è caro è un classico esempio di conflitto di base.

Le storie hanno bisogno di conflitti, ma questo rientra nella costruzione della trama, argomento che esula dallo scopo di questo articolo. Va detto però che i conflitti della trama spesso diventano i conflitti interiori dei personaggi, o viceversa. Batman salverà dalla follia del Joker la donna che ama o il procuratore che sta ripulendo Gotham City dai criminali? Sulla risoluzione del suo conflitto interiore si gioca una svolta fondamentale della trama de Il Cavaliere Oscuro: se muore lei l’eroe ne sarà devastato personalmente, se muore l’altro la città che egli lotta per salvare sprofonderà nel caos.

“Perché… perché… perché non è saltata in aria Katie Holmes?!?!”

Come dicevo prima il conflitto di base è legato alle motivazioni del personaggio. Messi di fronte a scelte difficili, i personaggi rivelano il loro carattere più intimo, cioè mostrano chi sono veramente. E noi che li seguiamo, ci domandiamo cosa faremmo al posto loro; è in base al confronto col nostro sistema di valori che li giudicheremo coraggiosi, cattivi, codardi o sciocchi. Tali conflitti ci toccano non tanto perché loro devono affrontarli, ma perché noi ci identifichiamo con essi, li viviamo attraverso di loro. Per questo nessuno è interessato a un protagonista che non viene mai messo in discussione: la sua sicurezza ci impedisce di vederlo messo alla prova, quindi, non possiamo mettere alla prova neanche noi stessi.

Un esempio di serie che a parer mio ha avuto grande successo perché ha posto alla base del protagonista un conflitto interessante è Death Note. In questo manga/anime un ragazzo comune ma dotato di grande intelligenza, Light Yagami, entra in possesso di un quaderno in grado di uccidere qualunque persona il cui nome venga scritto sul quaderno stesso. Light decide di usarlo per creare un mondo perfetto, giustiziando chiunque a suo avviso sia “cattivo”, finendo per trasformarsi a sua volta nel più feroce degli assassini.

Prestamelo un’oretta, così rimetto a posto l’Italia.

In realtà, ciò che l’autore ci sta ponendo è una domanda precisa: “Cosa faresti TU se ti ritrovassi col potere di uccidere chiunque?”
Una premessa potente. Chiunque nel corso della propria vita avrà sognato almeno una volta di togliere la vita a qualcun altro, vuoi per rabbia, per vendetta, per invidia, per senso di giustizia o per semplice calcolo. E se ci fosse modo per soddisfare questo desiderio ed essere sicuri di farla franca, e nemmeno sporcarsi le mani? Può sembrare mostruoso, eppure perfino la persona più buona del mondo sarebbe tentata dall’idea di uccidere un dittatore per fermare lo sterminio di una popolazione. Ma con questo gesto penserebbe di perdere la propria anima? E se capitasse poi un altro dittatore, e un altro ancora? E se per aiutare la gente si dovessero uccidere innumerevoli uomini malvagi? E se per assicurare la pace non ci fosse altro modo? Dov’è il confine, quella sottile linea rossa che separa il bene dal male? Il conflitto morale proposto dal protagonista diventa proprio di ognuno di noi, è una freccia nel cuore. Questo ha segnato il successo di uno dei più popolari manga e anime della storia dell’animazione giapponese.

7. Coerenza

Rendere coerente un personaggio significa non dare su di lui informazioni contraddittorie. Un personaggio insicuro dovrebbe rimanere insicuro sia di fronte a scelte piccole che a scelte di grande importanza, e non può comportarsi improvvisamente come una persona decisa. Naturalmente, il carattere di un personaggio può cambiare nel corso di una storia, ma ciò deve avvenire gradualmente, come frutto di un processo che mette in discussione le basi del suo essere. Una persona cinica e fredda può essere cambiata da un grande amore, così come un generoso può diventare cinico se gliene capitano di tutti i colori. Cambiamenti simili sono perfettamente leciti (anzi, desiderabili) se giustificati nell’economia della storia, l’importante è che il lettore possa rendersi conto di questa evoluzione. Diverso è il caso in cui un personaggio mostra un volto diverso dalla sua reale personalità, qui lo scrittore deve domandarsi quanto bene sta fingendo e tenere presente che indossa una maschera. Se un personaggio si mostra gentile ma è crudele nel suo intimo, probabilmente non sarà capace di mostrare vera compassione se messo di fronte a una situazione che richiede altruismo.

Per rendere i personaggi coerenti con se stessi, siate consapevoli di come sono nel loro intimo.

La coerenza va esercitata in modo ancora più severo nei dialoghi, in riferimento a quella che è la voce propria. Un personaggio educato e intelligente difficilmente si concederà al turpiloquio perfino se viene provocato, piuttosto preferirà reagire agli insulti con insinuazioni più sottili che smontano il discorso del suo interlocutore.

8. Interazione

Il valore di un personaggio può nascere anche dal suo rapporto con gli altri personaggi che lo circondano. Spesso questo ruolo di contrasto è ricoperto dall’antagonista. Difficile pensare a Sherlock Holmes senza evocare l’immagine del suo arcinemico Moriarty, al Capitano Achab senza Moby Dick, a He-Man senza Skeletor. L’antagonista è il riflesso del protagonista, la sua nemesi: in esso il protagonista ritrova se stesso, ma ribaltato. Mettendolo alla prova, l’antagonista fornisce al protagonista la sfida, il conflitto, la motivazione e contribuisce a renderlo un personaggio memorabile.

Vai. Io prendo Skeletor.

Altrettanto importanti possono essere i comprimari, in particolare le spalle del protagonista. Un rapporto che può essere paritario o subordinato. Gianni e Pinotto, Stanlio e Ollio, sono esempi di accoppiate che formano un unico personaggio; questi personaggi hanno senso solo insieme, perché solo dal loro contrasto nasce l’armonia.

Stanlio e Ollio

Batman e Robin sono invece un esempio di accoppiata in cui un personaggio è subordinato all’altro. Qui il personaggio secondario diventa importante come cardine attorno al quale si sposta il baricentro dell’eroe, il rapporto che si instaura finisce per caratterizzarli entrambi.

Il Dinamico Duo. Naturalmente oggetto di ridicole accuse di omosessualità. Chissà poi perché…

Nelle storie in cui il protagonista è un gruppo di personaggi le dinamiche divengono più complesse. Qui all’autore è richiesta una maggiore abilità, nel dare un ruolo a tutti i personaggi, che devono avere ciascuno la propria caratterizzazione e fare in modo che essa contrasti in qualche modo con quella degli altri membri del gruppo. Questo argomento, però, è piuttosto vasto e meriterebbe un articolo approfondito che magari realizzerò in futuro.

Ecco alcuni link di articoli a cui fare riferimento per approfondire che mi hanno fatto da fonti:

http://fantasy.gamberi.org/2012/05/01/appunti-di-editing/

http://www.bonifacci.it/

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10 cose che hanno ispirato Darkwing

Dopo le 5 cose a cui Darkwing sembra ispirato ma non lo è, ecco le 10 cose a cui mi sono ispirato davvero!

1. PKNA

PKNA

PKNA

Se non fosse stato per questo mitico fumetto, non solo Darkwing non esisterebbe, ma probabilmente io non avrei nemmeno iniziato a scrivere. Il prototipo di Darkwing fu tratto infatti da una fanfiction ispirata proprio da PKNA. Potete trovare delucidazioni al riguardo (assieme a moltissime piccole curiosità e a una valanga di schizzi inediti) nell’articolo in tre parti “Le origini segrete di Darkwing” che, se vi considerate appassionati, vi consiglio caldamente di leggere!

2. Lupo Solitario

Lupo Solitario

Le avventure di Lupo Solitario di Joe Dever furono il primo ciclo fantasy che ho letto e una delle massime fonti di ispirazione per la creazione del mondo di Corown. L’ordine dei Ramas mi ha fatto da modello per i Toras e i Solar, particolarmente per quanto riguarda la gerarchia di questi ultimi. Per riconoscenza verso l’autore, ho voluto inserire come omaggio in Darkwing alcuni nomi che fanno riferimento a questa affascinante saga! Ad esempio Landar, il cavallo di Peter, è anche il vero nome del protagonista Lupo Solitario. Un applauso a chi riesce a scoprirli tutti!

3. Berserk

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Berserk

Un guerriero nero incede facendosi strada con una gigantesca spada tra un’orda di demoni. Difficile dimenticare immagini simili! Il ciclo di Berserk di Kentaro Miura, a cui mi appassionai poco prima di creare il primo prototipo di Darkwing, è stato un mio grandissimo punto di riferimento, sia per la figura suggestiva di un guerriero maledetto, sia per l’impatto visivo delle tavole, particolarmente nelle sequenze di azione. La sua brutale potenza narrativa, unita a una sensibilità talvolta toccante, mi hanno fatto amare questa serie dal primo momento. Analizzare a fondo il lavoro di Miura mi è stato utile anche per individuare alcuni errori da evitare: ad esempio non riempire la serie di personaggi usa e getta, e non allungare inutilmente il brodo…

4. Il Signore degli Anelli

Il Signore degli Anelli

Un modello che mi ha dato una spinta iniziale, ma subito superato. In effetti volevo fare qualcosa che citasse LOTR, ma che allo stesso tempo vi si contrapponesse, anzi fosse per certi versi del tutto opposto! Tolkien si prendeva estremamente sul serio qualsiasi cosa scrivesse, era il suo stile. Io, pur nel desiderio di ispirarmi al suo classico, volevo invece qualcosa che fosse anche capace di giocare, di sfidare gli stereotipi e di prendere un po’ in giro i capostipiti del fantasy come LOTR che invece tanti autori così fedelmente ricalcano. La sintesi è nella frase ormai celebre: “Una lama per squartarli, una lama per sventrarli, una lama per scuoiarli e del tutto disossarli!”

I lettori più attenti magari avranno notato anche altre frecciatine sparse qua e la’, ad esempio al ciclo di Shannara di Terry Brooks e all’Eragon di Paolini.

5. Terminator

terminator

Terminator

Robot inviati dal futuro con una missione che ha a che fare con un’apocalisse nucleare. ‘Nuff said!
Terminator è un classico della fantascienza che mi ha ispirato in molti modi, particolarmente per quanto riguarda il personaggio di Lerryt, fisicamente modellato proprio sul T-101 interpretato da Arnold Schwarzenegger. Ma sono presenti anche riferimenti meno ovvi, ad esempio Tom è sottilmente ricalcato sulla figura del giovane John Connor in Terminator 2: una piccola canaglia in grado di cavarsela in ogni situazione, traumatizzato da una madre fuori di testa. Nel 2° libro di Darkwing c’è una scenetta in particolare che omaggia questo film che forse molti riconosceranno!

6. I Cavalieri dello Zodiaco

I Cavalieri dello Zodiaco/Saint Seiya

Va bene, qui non parliamo solo di suggestioni visive ma di storie di formazione! I Cavalieri dello Zodiaco sono stati una delle grandi passioni della mia infanzia e mi rendo conto che mi hanno influenzato molto anche a livello culturale, le loro epiche battaglie intrise di discorsi su speranza, giustizia e lealtà riecheggiano ancora dentro di me dopo tutti questi anni. Per quanto questa serie potesse risultare barocca nei dialoghi, ripetitiva nelle situazioni e addirittura snervante nel suo continuo procedere per sforzi disumani, la suggestione che mi ha lasciato è molto profonda. Guerrieri sacri dotati di rifulgenti armature e di un’inesauribile energia interiore, in perenne lotta per la giustizia; come non ravvisare questa tematica in Darkwing? Non a caso i Solar oltre che “cavalieri” sono spesso definiti anche “Santi del Radiant”, un termine ispirato ai “Saints” della serie ideata da Masami Kurumada. Di diverso c’è che i Solar tendono verso un realismo molto maggiore, scevro da tante sviolinate poetiche (che pure mi piacevano, ma mal si adattano alla mentalità scientifica su cui si basa Darkwing), e il loro dono li rende dei diversi in cerca di accettazione, cui è affidato l’ingrato compito non solo di proteggere Corown ma anche di barcamenarsi tra il loro ruolo di guerrieri consacrati e il desiderio di vivere come persone comuni dotate di desideri e debolezze umane, anche di tipo carnale (tematica questa a malapena sfiorata in Saint Seiya).

Naturalmente, il fatto che in questo classico anime le donne fossero spesso ridotte al ruolo di donzelle da salvare o addirittura di vittime sacrificali caste e pure dominate da un crudele destino, non faceva per me e oggi suona decisamente anacronistico; anzi, mi interessava molto esplorare come una vita del genere fosse vissuta anche dall’altra metà del cielo, perciò ho inteso fin da subito che i Solar dovessero essere egualitari nel trattamento di uomini e donne (come ricorderete in Saint Seiya le sacerdotesse guerriero dovevano portare una maschera e non potevano salire molto di rango). Il fatto che le donne fossero accettate come guerriere nella cultura euriana mi ha spinto anche sulla strada di un mondo culturalmente più moderno rispetto a quanto immaginavo all’inizio.

7. Silent Hill

Silent Hill

Al di la’ della citazione abbastanza ovvia della Foresta di Silentwood, la suggestione riguarda più in generale il concept del non-morto come un essere distorto che conserva ancora “qualcosa di umano”.

Avete presente Walking Dead? Ecco, non c’entra niente.

Vi confesso una cosa: a me in realtà, gli zombi non piacciono proprio. Anche se siamo in un periodo in cui vanno di gran moda. L’innovazione portata nel genere horror da Silent Hill, secondo me, risiede proprio nel fatto che i non-morti non sono ridotti a semplici cadaveri a cui sparare, ma piuttosto degli esseri umani intrappolati in una dimensione metafisica. A volte non c’è una vera e propria morte e resurrezione, ma piuttosto una trasfigurazione, non solo fisica ma anche interiore, che deriva dall’essere entrati a far parte di un qualcosa di malvagio e soprannaturale. La condanna a cui queste creature sono soggette è il triste frutto di peccati passati; però hanno ancora sentimenti e bisogni umani, e questo moltiplica il senso di orrore che si prova nel relazionarsi con loro. Sono, allo stesso tempo, carnefici e vittime. Questo era esattamente il concetto che ho voluto cercare di trasmettere con i Silenziosi.

Silenziosi

A un certo punto mi sono dato una sorta di regola, ovvero che in Darkwing tutti i non-morti dovessero possedere ancora un barlume di coscienza umana. Ciò poteva renderli non delle semplici miniature da gioco di ruolo da fare a pezzi, ma dei veri e propri personaggi in grado addirittura di suscitare compassione. L’intera avventura di Silentwood deriva proprio da questo concetto del “non-morto umano” ancora capace di provare emozioni.

8. A Game of Thrones

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Game of Thrones

Come ho detto a più riprese, la lettura dei romanzi di George R. R. Martin ha segnato per me un punto di svolta a livello narrativo e stilistico. L’esercizio più interessante è stato proprio il tentativo di creare un connubio tra le fonti di ispirazione, evidentemente di stampo fumettistico e manga, con uno stile di narrazione che si addicesse a un mondo realistico.

9. Gargoyles

Gargoyles

Ciò che mi ha ispirato maggiormente di questa veneratissima serie (la preferita assoluta di mia moglie e molto in alto anche nella mia personale classifica) non sono stati gli elementi della trama e nemmeno le tematiche, piuttosto direi il disinvolto mix di fantasy e fantascienza che la caratterizza, ma soprattutto lo stile narrativo del creatore Greg Weisman. Anche in Darkwing infatti ritroviamo stilemi narrativi tipici di Gargoyles, con sottotrame che si sviluppano sulla lunga durata e personaggi che possono scomparire e ripresentarsi dopo diverso tempo, magari rinnovati, o che si rendono protagonisti di rivelazioni inattese. Questo senso di continuità ed evoluzione è una delle cose che ho gradito maggiormente in Gargoyles e ha influenzato profondamente il mio modo di costruire le trame.

10. Dragonball

Buon appetito Goku, aricordete che chi magna da solo se strozza!

Per le mangiate!!! E vabbé, ora ve l’ho detto!

… e nel caso ve lo steste ancora chiedendo, no,

Naruto-Shippuden

Naruto

non c’entra niente.

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Te la do io la narrativa! Recensione + intervista

Te la do io la narrativa!, blog di Gianluca Gemelli, pubblica una mia spassosa intervista 🙂

“Con La spada dai sette occhi si apre una saga fantasy che, per una volta, spero che continui. Si tratta del primo fantasy italiano moderno che ho incontrato ad essere arricchito da una buona dose di humor.”

Tra gli argomenti affrontati: è più forte Peter Klein o Capitan America? Cosa direbbe la tua prof se leggesse Darkwing? E l’annuncio di un nuovo ciclo fantasy, le avventure del blorgh Spurgo!

Recensione con intervista completa

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CartoonMag parla di Darkwing

CartoonMagazine torna a occuparsi di Darkwing in questa mia nuova intervista.

Darkwing, un fantasy, che affronta tematiche che si discostano dai classici del genere. In quest’opera infatti tratti di terrorismo, violenza domestica, affidamento. Come mai questa scelta?

Non credo affatto che il fantasy debba essere relegato a un genere di pura evasione. Anzi, mi piace sfruttare le possibilità che offre per parlare di tematiche reali senza preoccuparsi necessariamente di doverle collocare in un contesto reale. Corown è un mondo di fantasia ma non un mondo irrealistico, che ha problemi molto simili al nostro: anche lì esistono la paura del diverso, il fanatismo religioso e la violenza. Allora perché non affrontare queste tematiche? Perché “tanto è féntasi”? Penso che il fantasy odierno, per riacquistare credibilità debba accettare il confronto con problemi veri.

Intervista completa: http://www.cartoonmag.it/news/davide-cencini-ci-racconta-di-darkwing.html

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5 cose a cui Darkwing sembra ispirato ma non lo è

Darkwing è sempre stato un romanzo col gusto per la citazione, ma a volte mi vengono segnalati riferimenti ad altre serie che sembrano palesi eppure non erano affatto nelle mie intenzioni. Ecco quindi una breve guida ad alcune opere a cui Darkwing sembra ispirarsi, ma con cui in realtà non esiste nessun legame!

1. Another world

Another World

Another World

Nessuna parentela con questo videogioco classico del 1991. L’ho sentito citare per la prima volta solo di recente da un recensore che lo annoverava tra le mie possibili fonti d’ispirazione. Curiose però le similitudini con la trama di Darkwing, cito da WikipediaUno scienziato, di nome Lester Knight Chaykin, mentre lavora a un esperimento in un acceleratore di particelle è coinvolto in un incidente che lo trasporta su un pianeta sconosciuto. Catturato da una specie aliena, che utilizza armi energetiche simili a laser, cerca di scappare dalla prigionia.

Di recente questa vecchia gloria è stata riproposta per Android, se qualcuno lo ha provato sarei curioso di sapere com’è.

2. Avatar – The Last Airbender

Avatar - The Last Airbender

Avatar – The Last Airbender

Contrariamente a quella che potrebbe apparire come una fonte ovvia, per creare i Solar non mi sono ispirato a The Last Airbender. Infatti l’idea di un ordine di guerrieri che usano un misto di arti marziali e poteri elementali mi è venuta tra il 2003 e il 2004, molto prima che sentissi anche solo parlare di questa serie che reputo comunque godibilissima e di eccezionale livello tecnico. The Last Airbender si è rivelato, semmai, un prezioso riferimento che ha catturato la mia attenzione per lo stile e l’animazione.

L’immagine è una fanart, ringrazio l’autrice Allagea per avermi permesso di usarla.

3. Darkwing Duck

Darkwing Duck

Darkwing Duck

No, o meglio sì ma alla lontana. Darkwing Duck, un noto cartone animato Disney, non è stato per me una fonte di ispirazione diretta né per i personaggi né per il titolo, ma si tratta comunque di uno “zio americano”. Ha dato delle idee a cui si sono ispirate le persone a cui ci siamo ispirati noi!

Drake-and-GosalynDarkwing Duck è uno dei supereroi Disney di maggior successo e antesignano di quella che è stata invece la vera fonte d’ispirazione di Darkwing, PKNA, un altro noto fumetto Disney ma tutto italiano, che proponeva un’interpretazione in chiave supereroistica del classico personaggio di Paperinik. Le avventure di Pikappa si rifacevano proprio a modelli americani, modelli derivati da Marvel e DC Comics e dallo stesso Darkwing Duck.

Una certa somiglianza si ritrova anche nel duo formato da Drake Mallard e la sua roscia figlioletta adottiva Ocalina (in originale, Gosalyn), che in qualche modo ricordano Peter e Amanda. Anche qui, la citazione diretta non era nelle mie intenzioni, ma devo ammettere che vedendoli accostati viene da sorridere 🙂

4. L’Armata delle Tenebre (Evil Dead 3)

Evil Dead 3

Evil Dead 3

Il riferimento a questo classico di Sam Raimi è più che altro in spirito. E’ un film che ho nel cuore ed esce fuori soprattutto nei momenti di cazzeggio. Del resto, come dimenticarlo, è un darkhorrorfantasysplatter che ha formato una generazione! Klaatu barada nikto!

5. Elric

Elric

Elric

Per la Spada con un occhio. Me lo hanno segnalato, ma nulla a che fare. E’ una saga fantasy molto famosa, per di più la versione a fumetti è disegnata da un italiano, ma non l’ho ancora letta (rimedierò quanto prima!). Di certo non la conoscevo quando inventai la Spada dai Sette Occhi, oltre dieci anni fa; ogni similitudine è solo una grossa coincidenza.

Qui trovate le 10 cose che mi hanno ispirato Darkwing!

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Recensione sul Messaggero Marche

“La forte presenza di tematiche di tipo religioso e sociale, sempre contornate dall’alternanza tra serietà e umorismo dissacrante. Darkwing ha ottime premesse e getta le basi per un ciclo fantasy che vuole confrontarsi, innovare e proporre romanzi di qualità.”

darkwing-recensione-messaggero

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Tom restyle

Il nuovo model di Tom! Nascondete i gioielli e mettete sotto chiave le vostre figlie, ma sappiate che col futuro re dei ladri non avranno scampo!

Tom‘s new model sheet! Hide your jewels and lock away your daughters, but beware, there is no saving them from the future king of thieves!

Tom-restyle

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