La Magia

“Logaritmo della variabile di dissipazione energetica per radice quadrata della distanza, fratto la costante di dispersione… dannazione, le equazioni di trasmutazione a otto decimali sarebbero più semplici senza tutto questo baccano!” (Kashan)

La magia tradizionale, o magia accademica, è una scienza con caratteri di misticismo che utilizza sequenze di eventi Radiant per produrre fenomeni apparentemente coerenti dall’aria “miracolosa”.

Essenzialmente tutta la magia è Radiant. La differenza tra radianti e incantatori sta nel fatto che mentre i radianti attingono alla forza grezza per via biologica, gli incantatori usano una forma di Radiant organizzato attraverso degli schemi di pensiero, che potremmo paragonare a una sorta di programma precompilato. Quando lo “script” viene attivato, produce un determinato effetto.

I formulari di magia prendono il nome di incantesimi. Ogni incantesimo necessita di due fattori fondamentali per manifestarsi:

  1. Struttura (ciò che definisce le caratteristiche dell’evento)
  2. Fattore di Innesco (ciò che lo attiva)

I sentieri della magia

Si distinguono due sentieri fondamentali nello scibile magico: la Via della Convinzione, altrimenti nota come magia divina, e la Via della Comprensione, cioè la magia arcana. Quale che sia il sentiero scelto dall’incantatore, entrambe le forme richiedono l’intercessione di una divinità. Questa intercessione è fondamentale per incanalare il Radiant in quanto le persone normali non sono in grado di farlo da sole (questa è una prerogativa esclusiva dei radianti). La differenza tra i due metodi sta nel modo in cui gli incantesimi vengono strutturati e in come l’elemento divino interviene nella manifestazione del fenomeno.

La Via della Convinzione

La magia della Convinzione è quella usata dagli incantatori divini, cioè chierici e druidi. Questa forma di magia incanala il potere di una divinità attraverso la forte fede dell’incantatore nella divinità stessa. In sostanza, l’incantatore si convince che un fenomeno magico accadrà al punto di entrare in uno stato mentale di grande concentrazione, in cui la sua volontà si rafforza. Tale forte convinzione richiama l’attenzione della sua divinità, che fornisce al chierico un incantesimo preconfezionato (cioè, una sequenza di eventi Radiant già pronta), che si attiverà nel momento in cui egli reciterà una certa formula di preghiera. L’incantatore in questo caso è un mero canale per il potere divino, perciò secondo molti è più corretto dire che egli non lancia, ma emana un incantesimo.

Prendiamo come esempio il rituale necromantico della trasformazione dell’acqua in sangue. Il chierico, in questo caso un Necroforo, ha fede nel fatto che Exus possa tramutare della semplice acqua in sangue. Attraverso tale convinzione incanala il potere della sua divinità, che trasmette alla sua persona un incantesimo di trasmutazione; poi, recitando una preghiera, tale incantesimo si attiva e il fenomeno si manifesta, cioè il chierico emana la magia ricevuta.

In questo caso quindi, la volontà struttura l’incantesimo e la preghiera formale lo attiva.

Ovviamente più un incantesimo è potente più volontà richiede per essere strutturato, quindi, maggior fede. Basandosi su questo principio sembra facile poter lanciare incantesimi potenti (“basta crederci”, dicono gli incolti), in realtà non è così perché il cervello umano pone dei limiti istintivi a ciò che ritiene effettivamente possibile e quei limiti impediscono di raggiungere uno stato mentale di totale sicurezza. Ciò che rende un incantatore divino davvero potente è la rara capacità di liberarsi di questi limiti mentali, finanche arrivando ad abbandonare il proprio istinto di autoconservazione. Ad esempio, se un chierico si lancia nel vuoto pregando che la sua divinità gli faccia spuntare le ali, è probabile che si sfracelli al suolo; perché ciò accada è necessario che sia consapevole nel proprio cuore che ciò accadrà al di là di ogni dubbio. Deve, perciò, sapersi lasciare dietro l’istinto umano di pensare che potrebbe morire.

Fino all’avvento della dea Sen, quella della Convinzione era l’unica forma di magia esistente.

La Via della Comprensione

La magia della Comprensione è quella degli incantatori arcani, cioè i maghi a pieno titolo. Questa forma di magia incanala il Radiant presente nell’ambiente stabilendo una serie di relazioni logiche di tipo fisico-matematico.

Ciò che fa l’incantatore in questo caso è scomporre il fenomeno che desidera produrre in eventi più piccoli e strutturarli in una serie di equazioni che lo descrivono. Tale destrutturazione può avvenire per iscritto o direttamente nella mente dell’incantatore. Il fattore di attivazione è la volontà dell’incantatore stesso, che si concentra sulla cosiddetta costante di Sen. Sen è la dea della magia, pertanto, questo fattore costituisce un’invocazione alla dea e a seconda di quanto tale invocazione è forte, l’incantesimo risulterà più o meno efficace, potente o preciso.

Poniamo, ad esempio, che un mago voglia spostare un corpo da un punto A a un punto B. Il mago annoterà il peso dell’oggetto, le caratteristiche della superficie e i vari fattori ambientali, dopodiché valuterà delle ipotesi su come risolvere il problema. “Potrei usare il Radiant della Terra per trasportare il corpo da A a B.”, oppure “Potrei spingerlo col Radiant dell’Aria”, e via dicendo. Quando avrà trovato una soluzione soddisfacente, la esprimerà in una forma logica e procederà all’attivazione.

La formulazione dell’incantesimo può servirsi di componenti materiali, verbali o gestuali come fattori per ottenerne o semplicemente facilitarne la riuscita. Molti maghi si addestrano ad usare determinati gesti per stimolare la propria concentrazione, usandoli per innescare degli schemi di pensiero che, con l’allenamento, diventano automatici.

La magia arcana, paradossalmente, funziona al contrario di quella divina; in questo caso l’espressione formale del problema costituisce la struttura dell’incantesimo, e la volontà il suo fattore di innesco.

I limiti di tale disciplina sono due, la complessità della struttura da dare all’incantesimo per produrre fenomeni di grande portata (oltre un certo limite, i calcoli diventano imprecisi o addirittura impossibili) e la volontà dell’incantatore stesso che può non essere sufficiente a incanalare l’energia necessaria.

Per creare incantesimi particolarmente complessi, più maghi possono collaborare suddividendo il problema in problemi più semplici in modo che i singoli membri del gruppo possano farsene carico. In questo caso occorre che l’incantesimo includa un fattore di aggregazione, come un circolo tracciato a terra o un artefatto magico che concentri le energie. Questa prerogativa non è esclusiva degli incantatori arcani; anche gli incantatori divini posso riunirsi in congregazioni per entrare in uno stato di comunione spirituale ed emanare incantesimi di grande potenza, tuttavia in questo caso, più che di pensiero logico si parla di una trance mistica collettiva.

Un tempo la magia della Comprensione non esisteva; poi, alla fine delle Guerre Divine, l’avvento di Sen ha creato questa forma di magia “universale” non dipendente dalla fede in senso stretto. Quella arcana resta comunque una forma di magia di matrice divina, anche se non preconfezionata, perché il fattore divino interviene soltanto nell’attivazione.

Nonostante il suo approccio scientifico la magia della Comprensione resta limitata nella sua conoscenza del mondo naturale, infatti non prende in considerazione lo studio delle leggi fisiche che regolano il funzionamento della realtà, ma soltanto i loro effetti; non si preoccupa, cioè, di indagare la natura di tali forze, si limita ad applicarle per raggiungere uno scopo e questo è ciò che differenza la magia arcana dalla scienza vera e propria.

Gli incantatori

Chiunque può diventare un incantatore? Tecnicamente sì. Occorre però una particolare predisposizione che non tutti possiedono. Gli incantatori arcani necessitano di una mente fortemente logica e di grande memoria, mentre quelli divini devono avere la capacità di liberarsi dai limiti mentali che pone la condizione umana. Perciò si può dire che tutti possono studiare la magia, ma non tutti sono in grado di apprenderla.

Alcuni studiosi sostengono che vi sia un fattore biologico dietro la capacità di usare la magia, e che tutti gli incantatori siano, in realtà, una sorta di radianti incompleti, cioè dei radianti potenziali in cui il dono non è emerso del tutto. E’ una teoria ancora accesamente discussa nell’ambiente accademico. La critica principale rivolta a questa teoria è che i radianti possono attingere a un solo tipo di Radiant, mentre gli incantatori possono usarli tutti.  Quello che è certo è che la maggior parte degli incantatori sente per la magia una sorta di vocazione, proprio come i radianti sentono il richiamo del loro elemento.

Studiare la magia

Per gli incantatori divini la magia è un percorso di perfezionamento interiore connesso con la fede. I rituali vengono insegnati presso le strutture del clero della divinità scelta, solo a chi decide di farne parte. Non sempre però la capacità di attingere al potere divino è legata all’adesione formale a un ente religioso, esistono persone che riescono a emanare magia divina senza alcuna investitura ecclesiastica, per predisposizione naturale o perché la divinità le ha scelte come tramite. I chierici investiti possono entrare a far parte di specifici ordini sacerdotali dove si insegnano incantesimi particolari.

Per i maghi lo studio del sapere arcano è un percorso puramente accademico. L’Università della Magia di Solenor è il principale ente didattico adibito all’insegnamento della magia riconosciuta e propone corsi di studi con laurea, praticantato e abilitazione all’esercizio della professione. Esistono anche numerose gilde che associano i maghi a seconda della loro specializzazione, la più elitaria è quella degli Arcanisti di Myr di cui entrano a far parte gli arcimaghi più famosi e potenti.

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