Autopubblicazione vs editoria tradizionale, 13 punti per scegliere

Mi capita spesso di imbattermi in aspiranti scrittori che mi chiedono come scegliere un editore per il proprio manoscritto, o se invece non farebbero meglio ad autopubblicarsi.

Ho già affrontato questo argomento qualche mese fa in un’audio intervista rilasciata al canale Youtube Radio Gandalf, che potete recuperare qui sotto; la discussione è molto interessante, ma un po’ lunga, perciò sintetizzerò in questo articolo i punti principali.

Comincio col dire che a mio avviso, la scelta di autopubblicarsi non va vista come un’ultima spiaggia, a cui rivolgersi magari dopo una lunga serie di rifiuti, ma come un percorso da intraprendere in modo consapevole, che può portare a risultati dignitosissimi e in taluni casi perfino migliori che rivolgersi a un editore mediocre. L’importante è che questa sia per l’appunto una scelta ragionata e che l’autore autopubblicato sia in possesso di tutti gli strumenti (economici, competenze, conoscenze) per diventare editore di se stesso senza andare incontro a un flop.

Ci sono una serie di criteri di cui tenere conto per operare questa scelta. Quello principale è il rapporto tra royalties, vendite e servizi.

Può sembrare un concetto da testo di economia, ma in realtà è molto semplice: ricordatevi innanzitutto che un editore si intasca il 90-95% del prezzo di copertina della vostra opera. All’autore va un 5-10% appena, al lordo delle tasse. Questo significa che voi autori, che scrivete il libro e quindi fate il grosso del lavoro, vi beccherete solo gli spicci di ciò che viene incassato sul venduto.

Come mai questa sproporzione? Perché l’editore – in teoria – è costretto a spendere molto per pubblicare il vostro manoscritto. Per prima cosa deve decidere se ci crede abbastanza da investire, togliendo spazio ad altri potenziali autori che potrebbero fruttargli di più. Poi dovrà spendere per editing, impaginazione, copertina, stampa e distribuzione (non parliamo neanche di quello che può costare una traduzione!). Infine per la promozione su giornali, blog e fiere. E visto che gli editori sono società a scopo di lucro, dovrà guadagnare un margine ragionevole dalla vendita. Siccome non può rimetterci, perché altrimenti fallirebbe, ne consegue che la maggior parte del prezzo di copertina se ne va per coprire i suoi costi. Per i piccoli editori, che magari dalla vendita di un libro incassano solo qualche centinaio di euro, spesso bastano già i costi di produzione “secchi” per superare i guadagni. Per questo ultimamente molti editori sono diventati a pagamento o a doppio binario, con l’autore che è costretto a coprire in parte o in tutto i costi della pubblicazione (ci torneremo sopra!).

Prima ho detto in teoria perché bisogna vedere se poi l’editore fa effettivamente tutte queste cose, o se le fa bene. Purtroppo è più che frequente imbattersi in editori truffaldini, arroganti o incompetenti, che ti combinano un casino nell’editing, ti mettono una copertina mediocre che non ti farà vendere nulla, millantano accordi che non hanno con le librerie per la distribuzione oppure non possiedono i mezzi (o semplicemente la voglia) di presenziare a eventi fieristici per promuovere i loro titoli, né si preoccupano di far conoscere i loro autori. Sono tantissimi gli autori pubblicati che dicono di essere stati abbandonati dai propri editori e sono costretti a promuoversi da soli tra mille difficoltà, basta recarsi alle fiere di settore per conoscerne alcuni e farsi raccontare sempre la stessa storia! Sebbene questi problemi riguardino soprattutto i piccoli editori, non crediate che quelli medi o grandi ne siano esenti: capita anzi che talvolta lavori meglio il piccolo editore serio, che come una formica piano piano smuove la montagna (cioè attraverso un lavoro paziente si costruisce un pubblico e una distribuzione), piuttosto che il gigante, che decide di prenderti e sembra la svolta della tua vita salvo poi scoprire che lavora sui grandi numeri e ti abbandona semplicemente perché gli conviene spingere su autori o titoli che vendono di più senza un particolare sforzo promozionale. So perfino di autori pubblicati da case editrici come Mondadori che si rivolgono a editori molto più piccoli in cerca di attenzione e umanità, piuttosto che sentirsi solo una rotella in un grande ingranaggio.

Grafico a torta che spiega la distribuzione degli utili tra editore e autore. Vi do un aiuto: voi non siete quello a sinistra.

Dato quindi che pubblicare significa fare una torta e assaggiarne solo le briciole, deve valere la pena di compiere questa scelta, cioè l’editore deve offrirti tutta una serie di servizi che bilancino il sacrificio di utili che compie l’autore. Questi servizi possono essere:

  • Distribuzione in libreria, se capillare tanto di guadagnato. ATTENZIONE, non basta l’inserimento nel catalogo del distributore che rende il libro ordinabile, quello si può fare benissimo anche tramite un servizio di selfpublishing, occorre che l’editore attui una distribuzione effettiva nelle sue librerie di fiducia, altrimenti il segno “+” non vale!
  • Costo zero per tutto quello che riguarda il confezionamento della pubblicazione: editing, copertina e stampa.
  • Presenza a fiere ed organizzazione di eventi promozionali, partecipare alle fiere infatti è un costo che l’autore autoprodotto deve sostenere da solo ed esige anche molta fatica, organizzazione logistica e capacità comunicative, se l’editore ti permette di accedere senza dover sostenere in prima persona tutto ciò, vale la pena di pensarci. Attenzione però: come al solito, voi lo aiutate a vendere presenziando, ma è LUI quello che incassa, e ancora una volta voi autori vi beccate solo una piccolissima percentuale, con la differenza che stavolta l’editore ha pagato solo la tipografia, non la distribuzione, quindi in proporzione lui guadagna molto di più su ogni copia venduta! Qualche numero? Se il libro si vende a 10 euro, lui con la distribuzione incassa 2 o 3 euro… con la vendita in fiera, ne incassa almeno 7! Voi, invece? Sempre 50 centesimi, 1 euro al massimo! Però prima di dargli del delinquente, ricordate che questi soldi gli servono per coprire i costi della fiera, e non si tratta di spiccioli… anzi, agli editori capita spesso di andare in perdita nonostante le buone vendite. Molti lo fanno lo stesso, ben sapendo che il vero beneficio di presenziare agli eventi è la visibilità che ottengono.
  • Buona promozione su testate giornalistiche e via Internet, in modo che non debba occuparsene l’autore o che l’editore arrivi dove il singolo non riesce, ad esempio alle grandi testate o ai critici più importanti. Un po’ l’autore deve sempre muoversi da solo ma che non poggi tutto sulle sue spalle.
  • Capacità di raggiungere un certo target. Molto importante. Se si è proposto un testo rivolto a un pubblico molto specifico, ad esempio i bambini di una certa fascia d’età, è indispensabile che a pubblicarlo sia un editore specializzato nel raggiungere proprio quel pubblico. Gli editori per bambini sono il paradigma di questo tipo di situazione. I bambini frequentano poco le fiere di settore, sono i genitori che acquistano libri per loro da librerie specializzate e da editori di fiducia, quindi è possibile raggiungere i lettori solo attraverso un editore già inserito in quei canali. Un’autoproduzione che non tenga conto di questo è quasi sicuramente destinata a un clamoroso fallimento.
  • Possibilità di traduzione all’estero, che permette di accedere a un mercato più vasto del ristretto e stantio mercato italiano. A volte gli editori si relazionano con partner stranieri. Un editore che offra questa opportunità si rende immediatamente molto interessante.
  • Buona reputazione. Se l’editore ha un buon nome nell’ambiente, l’autore ne guadagna in prestigio facendosi pubblicare nel suo catalogo.
  • Contesto piacevole. Questo è un fattore più soggettivo ma che ha comunque un suo peso. Se l’editore lavora bene, è bravo, educato, stimola e insegna cose utili, ti inserisce in un giro di contatti interessanti e in generale si propone correttamente, vale la pena di considerarlo anche se non possiede grandi mezzi. Se si conoscono altri autori che già pubblicano con tale editore, si può chiedere la loro esperienza prima di decidere, ricordandosi che con queste persone poi bisognerà lavorare gomito a gomito. Se ci si va d’accordo, trovarsi alle fiere con loro sarà un’esperienza piacevole, se invece si percepisce un clima di invidia e competizione meglio lasciar stare.

Il concetto chiave da assimilare è che bisogna smettere di guardare all’editore come un guru che ti sceglie e scegliendoti, ti eleva al di sopra dei comuni mortali.

“Salve, siamo la Ayurvedica Edizioni e siamo interessati al suo manoscritto.”

Forse era così un tempo, ma quell’epoca è finita. Oggi l’editore è semplicemente un’azienda che offre dei servizi e ti sceglie perché pensa che pubblicandoti ne ricaverà un profitto; la scelta di pubblicarci dipende da quanto ti fanno gola quei servizi, servizi che tu, mio caro autore, pagherai a caro prezzo, quindi questa collaborazione va vista come una partnership che non può prescindere da un raffronto tra costi e benefici. Se non si è soddisfatti dei servizi che offre l’editore, ricorrere all’autoproduzione può essere una scelta migliore.

Abbiamo visto finora i pro di pubblicare con editore. Quali sono, invece, i pro di autopubblicarsi?

  • Al primo posto metterei senz’altro la libertà artistica. L’editore, infatti, anche giustamente, investe i propri soldi nella pubblicazione di un libro e non può permettersi errori, quindi vuole essere lui a controllare il risultato finale, imponendo una serie di scelte a livello di editing, di confezionamento, di prezzo e di promozione. Attenzione: se fatto bene, da qualcuno che ci capisce, questo lavoro può fornire un enorme valore aggiunto a qualsiasi pubblicazione! E’ altrettanto facile però che l’autore si trovi di fronte a scelte che non condivide, come modifiche al testo, o una copertina che non ritiene valida, un prezzo di vendita diverso da quello che vorrebbe e così via. Un progetto autoprodotto ti consente di evitare tutto questo dramma umano e di fare quello che vuoi, con la dovuta cautela perché non avere nessuno che ti controlli non significa necessariamente fare meglio una cosa. Bisogna essere scrupolosi, competenti e severi col proprio lavoro mantenendo sempre un occhio sul mercato, e non è affatto facile. La cosa migliore è appoggiarsi a persone fidate che possono dirti se la tua opera presenta difetti che come autore ti sfuggono, ma la libertà di creare qualcosa da zero senza condizionamenti resta qualcosa di impagabile.
  • Royalties molto superiori. Autopubblicarsi significa vendere senza intermediari, facendosi carico di tutti i costi e rinunciando ai molti servizi che un editore può offrire, ma incassando percentuali sul prezzo di copertina che vanno dal 30% al 75%, il che lo rende una scelta senz’altro più redditizia! Le cose cambiano solo se entriamo nel “giro grosso”, ovvero pubblichiamo con un editore medio-grande che può garantire vendite per centinaia o migliaia di copie. In tal caso prevale la legge dei grandi numeri: le royalties restano marginali rispetto al prezzo di vendita, ma vendendo migliaia di copie l’autore riuscirà comunque a portarsi a casa un po’ di soldi. Se guardiamo soltanto all’aspetto economico, quindi, non c’è paragone: pubblicarsi da soli significa guadagnare molto di più che pubblicare con un piccolo editore. Sempre che l’autore sia in grado di vendersi da sé!
  • Più controllo sulle vendite e sulla diffusione. Le piattaforme di selfpublishing offrono strumenti che consentono di monitorare dove e come si vendono i propri libri e tenere d’occhio direttamente i guadagni, cosa che con un editore non è possibile. Come facciamo quindi a essere sicuri che l’editore ci comunichi onestamente quanto vende senza fare la cresta? Si suppone che esista un rapporto di fiducia col proprio editore, ma quella fiducia può anche venire tradita. Il controllo diretto elimina il problema della trasparenza alla radice.
  • Gestire in proprio la pubblicazione di un’opera consente inoltre di evitare tutto l’aspetto contrattuale, incluse le beghe legali che possono insorgere quando ci si relaziona con un editore. Perché già al momento di formalizzare un contratto ci sono mille cose da guardare, mille cose che possono andare storte. Siete informati sulla durata della cessione dei diritti d’autore? Le royalties che vi versa l’editore sono allineate con gli standard nazionali? Avete diritto ad acquistare copie a prezzo ridotto? Avete letto tutte le clausole scritte in piccolo? Se non siete esperti in materia e non volete rischiare di cadere in qualche trappola, conviene prendere un consulente. Sapete cos’è meglio ancora? Risparmiarsi la fatica e autopubblicarsi, amen.
  • La libertà creativa si riflette anche nella libera gestione della campagna promozionale, quindi dove/come proporre i propri testi e nella costruzione della propria immagine come autore. Anche qui però occorre sapersi gestire e se si è a digiuno di marketing, meglio non lanciarsi alla cieca nell’impresa.

Bon, ti sei autopubblicato e qui te voglio. Adesso vendili…

Vorrei terminare questa disamina con alcuni consigli pratici. Nel seguente elenco troverete dei suggerimenti specifici su che tipi di manoscritti conviene, a mio avviso, proporre agli editori o autopubblicare.

E’ consigliabile rivolgersi a un editore per: romanzi singoli o saghe brevi (2-3 libri massimo), saggistica, libri per bambini, graphic novel o fumetti seriali di qualità con uscite annuali, qualsiasi cosa sia costruita attorno a un target specifico difficile da raggiungere.

Spesso invece è meglio ricorrere all’autopubblicazione per: saghe letterarie lunghe (particolarmente saghe di fantasy o di fantascienza da più di 3 libri), fumetti brevi, progetti anomali o poco targhettizzati, progetti fortemente autoriali quando non si è ancora famosi. Se gli autori godono di una certa notorietà, alcuni progetti possono trovare una loro dimensione nel crowdfunding, particolarmente come graphic novel (famoso ad esempio il caso dell’italianissimo fumetto Lumìna che ha raccolto 40.000 euro su IndieGOGO infliggendo un duro colpo all’editoria tradizionale).

Quale che sia la vostra scelta, la regola fondamentale resta che cerchiate di trovare la soluzione più adatta a proporre il vostro lavoro al pubblico… e naturalmente, che lavoriate come si deve!

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